CRG Capurro Research Group

Creative thinking in medicine

Abstract presentato al  Congresso dell'Agorà Società Italiana di Medicina ad Indirizzo Estetico, Milano 2004

Utilità della transilluminazione nella scleroterapia e nella fleboterapia rigenerativa tridimensionale ambulatoriale (T.R.A.P.)

La transilluminazione c’è subito apparsa straordinariamente utile per migliorare i nostri risultati nella scleroterapia del volto o nella cura dell’insufficienza venosa, che eseguiamo con la T.R.A.P (tridimensional regenerative ambulatory phlebotherapy).
Utilizziamo il transilluminatore Veinlite (distribuito dalla Korpo S.R.L. Genova) anche per evitare i vasi durante le iniezioni di tossina botulinica, i filler e durante i lipofilling nelle aree del volto più ricche di vasi. L’apparecchio si presenta come un cerchio luminoso con un’apertura idonea ad eseguire l’iniezione. La potente luce trasmessa da fibre ottiche è inclinata di 30 gradi e ha il suo fuoco alla profondità di circa tre centimetri. Esiste anche un modello pediatrico, utilizzato per reperire le vene nei bambini, che utilizziamo prevalentemente nel volto.
La transilluminazione è già ampiamente utilizzata negli Stati Uniti per la mappatura delle vene degli arti inferiori prima degli interventi chirurgici. Noi non la utilizziamo a questo scopo perché consideriamo gli interventi chirurgici sulle vene raramente necessari. Utilizziamo sempre la transilluminazione nel trattamento fleboterapico rigenerativo dell’insufficienza venosa, metodica che abbiamo messo a punto in questi ultimi 6 anni.
La T.R.A.P. si basa sulla corretta conoscenza della fisiopatologia dell’insufficienza venosa ed agisce conservando al massimo l’integrità anatomica del circolo.
Il concetto unificante ci fa comprendere come tutto il circolo venoso degli arti inferiori nei suoi diversi livelli sia collegato. Esiste una causa: l’insufficienza dinamica dei vasi perforanti; ed un effetto: la dilatazione inestetica delle vene superficiali e delle teleangectasie. La diversa espressività nei pazienti dipende dal numero dei vasi e dalla resistenza parietale delle vene delle venule e delle teleangectasie. Naturalmente la meiopragia è diffusa a tutto il circolo superficiale e comunicante ed è responsabile degli aspetti evolutivi della “malattia varicosa”.
 
  Tutte le metodiche attuali obliterative(interventi e scleroterapia) trattano l’effetto e raramente la causa o non rispettano l’integrità anatomica del circolo. Le azioni tridimensionale limitate, ad esempio l’iniezione in una perforante insufficiente evidenziata dall’ECD, non modifica in maniera significativa il decorso evolutivo della malattia. D’altra parte questo strumento diagnostico (ECD) appare largamente sopravvalutato e di scarsa utilità nell’eseguire la T.R.A.P, che è una cura dell’insufficienza venosa. Nella T.R.A.P. l’espressività cutanea è molto più importante del doppler. Questo strumento è impiegato solo nei rari casi “difficili”. L’obliterazione delle vene superficiali della scleroterapia tradizionale e delle flebectomie corrisponde all’eliminazione della valvola di sfogo dell’ipertensione emodinamica generata dall’insufficienza delle perforanti ed è pertanto lei stessa generatrice di altre ectasie venose. La fleboterapia rigenerativa tridimensionale è al contrario curativa. La soluzione introdotta ordinatamente e in quantità appropriata in tutti i vasi visibili ad occhio nudo e con la transilluminazione, in altre parole vene tronculari, vene reticolari, venule e teleangectasie, penetra attraverso queste porte nelle vene comunicanti e perforanti rendendole continenti o quanto meno diminuendo l’eccessiva capacitanza del circolo. S’inizia iniettando la soluzione rigeneratrice (bs 6%) nella corona flebectasica della regione mediale e si termina alla radice della coscia nella stessa regione. S’iniettano da 9 a 30 ml o più. S’inizia dal basso perché è logico iniziare dalla pressione emodinamica maggiore, quella generata nei vasi perforanti dalla contrazione del cuore periferico che, come è noto, può raggiungere i 300 mm di mercurio! Completata la regione mediale s’inietta la regione posteriore e, dopo, quella laterale. I rischi sono veramente ridotti perché la soluzione utilizzata non è obliterativa pertanto non da iperpigmentazioni o altre complicazioni inestetiche. Ai nostri pazienti somministriamo una capsula d’Angiovein al giorno, per la sua azione antiaggregante, in quattro punti diversi della cascata dell’aggregazione piastrinica e per l’azione chelante, antiomocisteina, antinfiammatoria, antiedemigena, antiradicale liberi e trofica sulla parete dei vasi.
I risultati della T.R.A.P. sono eccezionali e persistenti nel tempo e oggi con l’uso della transilluminazione sono ancora più rapidi. La transilluminazione ci fa vedere non solo i vasi non visibili ad occhio nudo, ma, per la prima volta, ci ha permesso di individuare le piccole perforanti che appaiono come minuscoli coriandoli e ci ha consentito di individuare tutte le porte necessarie per la rigenerazione del circolo.
Rigenerare, ricordo, significa ripristinare la funzione, e solo con il ripristino della funzione (completa azione tridimensionale) si possono ottenere risultati funzionali ed estetici permanenti nel tempo anche nei pazienti con patologie evidenti.

veins transillumination

Sergio Capurro
Plastic Surgery
San Martino Hospital, Genova
www.capurro.net

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